Dieci anni

4 08 2007

Dieci anni da quella sera che fondamentalmente mi ha cambiato la vita. Ogni 4 agosto non riesco a non ricordarmelo. Ma credo sia giusto così. Per me è una data in ogni caso importante. Tante volte mi sono chiesto, e ogni tanto ancora mi viene da farlo, se devo ricordare quella data come un anniversario positivo o meno, o come sarebbero andate le cose se quella sera non fossi stato così male.
La risposta in realtà l’ho davanti ai miei stessi occhi, basta saperla guardare.
Da allora, a modo mio e inizialmente con enormi fatiche, ho iniziato a lottare. Lottare per le mie idee, per la mia indipendenza (dai genitori, papà soprattutto, dagli amici di allora), per iniziare a costruire la “mia” vita. Fino a quel momento, a parte qualche raro istante, di mio c’era poco, infinitamente poco. È stato un inizio traumatico, inutile negarlo. Era troppo tardi per cambiare alcune cose, troppo presto per pensare ad altre. E per i primi anni la mia forma di protesta è stata un quasi autoannullamento. Poi le cose sono via via cambiate, con la conoscenza di nuove e importanti persone, l’università. E negli ultimi anni ho iniziato ad impormi in modo più deciso, anche costretto dai fatti. E ciò mi ha portato finalmente a spostarmi dall’Italia, a terminare gli studi e a pensare in modo più concreto al mio futuro, senza tralasciare le mie capacità, che devo ammettere sarebbe stato uno spreco abbandonare.
Scritta così però la risposta alle volte non mi sembra sempre chiara. Sono sicuro che tutto ciò sia stato un bene? Era l’unica strada percorribile? Non lo so, molto probabilmente no, quasi sicuramente altre sarebbero state più brevi e immediate. Però non posso parlare di me e delle possibili scelte senza includere anche la mia famiglia. Sarebbe disonesto nei miei confronti.
Senza tutti quegli miei anni travagliati, tutte quelle lotte più o meno manifeste, le cose ora sarebbero quasi sicuramente nella stessa situazione in cui erano dieci anni fa. Da un anno e mezzo mia mamma ha cambiato casa, assieme a mia sorella. A 50 anni cerca, e bene o male riesce, a crearsi una vita, dopo anni in cui oltre a lavorare e sopportare non ha fatto. Mia sorella nella ex-casa ci torna sempre a fatica, anche solo per un’ora. Mio papà finalmente convive ufficialmente con una cubana, senza nascondersi dietro improbabili viaggi caraibici di relax che duravano 15 giorni, 3 volte all’anno.
Serviva qualcosa che destabilizzasse il tutto, e non so quanto volontariamente quel qualcosa l’ho causato io, ed è costato diverse sofferenze. Ma non me ne pento, vedo più serenità in tutti noi, le poche volte che torno al mio paese.
E credo dovrei esserne anche un po’ fiero.