‘72

9 04 2007

Spulciando tra le canzoni nel mio hard disk datate 1972, ne ho scelte 5. Tre straniere e due italiane, molte in antitesi tra loro, nei cantanti e nei testi.
Ma curiosamente hanno tutte un denominatore comune: la Natura, i suoi elementi, il viaggio, le sue stagioni.

Uno dei riff iniziali più famosi in assoluto: Deep Purple – Smoke on the water. Ho scoperto oggi che il testo riguarda un loro viaggio qui in Svizzera, a Montreux per la precisione…

Questo invece è il tributo che John Denver diede al Colorado in Rocky Mountain High…bellissimo anche il video che ho trovato su YouTube, come pure affascinante sembra essere quella regione.

Ogni elemento in Natura ha il suo lato selvaggio, e Lou Reed lo ha colto e disegnato perfettamente in Walk on the Wild Side. Testo molto forte, inequivocabile, e un giro di basso direi perfetto.

Una delle due italiane è Impressioni di Settembre della PFM, il migliore gruppo progressive italiano. Qui si fotografa un momento preciso dell’anno, e i pensieri che la prima nebbia generano nell’uomo.

Cambia cantante, cambia il mese di riferimento, ma l’impostazione è simile, e non è poi così strano visto che l’autore dei testi è lo stesso (Mogol). I giardini di marzo è una delle mie preferite di Battisti, dolce e malinconica al punto giusto. Il video è ripreso da una sua performance alla tv svizzera, ritrasmesso poi in Italia.





1971

5 03 2007




San Salvatore

4 03 2007

Oggi salutare camminata sul Monte San Salvatore…era necessaria, visto anche che nessuno veniva a sciare! Bellissimo il panorama su Lugano e su buona parte del lago in questa splendida giornata di sole, peccato che né io né Paolo avessimo una macchina fotografica…tanto ci tornerò, magari quando ripartirà la funicolare tra qualche settimana.
Altre perle del 1970:
Father and son di Cat Stevens, convertito all’Islam nel 1977 da allora chiamato Yusuf Islam. Il testo è piuttosto autobiografico, è una conversazione a due voci tra un padre e il figlio, ma alcune frasi sono sempre valide e mi toccano anche personalmente. Per esempio quando il padre dice

It’s not time to make a change, just relax, take it easy…Look at me, I am old, but I’m happy.

e suo figlio risponde:

How can I try to explain, when I do he turns away again. It’s always been the same, same old story. From the moment I could talk I was ordered to listen. Now there’s a way and I know that I have to go away. I know I have to go.

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Un altro classico di quell’anno viene direttamente dal Morrison Hotel: Roadhouse Blues. Non li ho mai amati particolarmente, i Doors, ma mi ritrovo spesso ad ascoltarli, un motivo ci deve pur essere…
E poi la perla di quell’anno, in my opinion…Quell’album con la mucca in copertina, con un’unica canzone di 23 minuti che occupava tutto il lato A del vinile, e che tradotta si intitola Madre dal cuore atomico. Il titolo sembra sia dovuto ad una notizia di quel periodo, una madre tenuta artificialmente in vita da un pacemaker: ma secondo me ha un significato molto più profondo e meno materialista, vista anche la copertina.

L’atomo per definizione è un qualcosa di indivisibile, in un certo senso indistruttibile. E questo aggettivo io lo riferisco alla madre, simbolo di vita sempre e in ogni caso, qui simboleggiata dalla mucca produttrice di latte.
Una canzone che è in realtà un’opera d’arte, e che non si capisce mai interamente neppure riascoltandola decine di volte…meravigliosa





About ’70s

4 03 2007

Ieri sera party ALaRI…andato come previsto: tanto alcool, musica piuttosto scadente, e qualche furto qua e là
Ma era stato organizzato per salutare le ragazze Erasmus che tra poco se ne vanno…quindi è stata comunque una festa importante e anche un po’ malinconica…
Ufficialmente il tema doveva essere gli anni 70: a parte qualche vestito azzeccato e qualche altro molto meno (e chi come me non c’ha nemmeno provato) di musica anni 70 nemmeno l’ombra. E visto che io la conosco abbastanza inizio a fare una mia playlist di quegli anni, che mi hanno sempre molto affascinato!

Partendo dall’anno 1970 vero e proprio, già ho difficoltà a scegliere tra le canzoni migliori…troppe davvero immortali! Ne metto alcune, diversissime tra loro ma ugualmente memorabili.
Si passa dalla schietta sincerità del rude Black Sabbath, in Android (Finished with my woman ’cause she couldn’t help me with my mind…All day long I think of things but nothing seems to satisfy…Make a joke and I will sigh, and you will laugh and I will cry)

alle splendide mani apparentemente leggere ma cariche di energia di Carlos Santana, in uno dei più famosi assoli di sempre: Samba Pa Ti

Però come non citare la splendida pazzerella Joni Mitchell in Big Yellow Taxi? Canzone rifatta in diverse salse, dai Pinhead Gunpowder (il gruppo alternativo del cantante dei Green Day) fino alla famosa versione dei Counting Crows, nella colonna sonora di Two weeks notice. Ma l’originale They paved paradise and put up a parking lot rimane sempre il migliore