Today has been a long, long day. Literally, but not only.
I had to wake up at 4.30, to bring el Abuelo to the station: the bus was leaving at 5. Then 20 minutes of walking from the parking to home, 2 hours of non-sleeping and then up again before 8 to bring the new students to the city hall. In vain, since in ALaRI “organization” is still an unknown word: two wasted hours.
In the afternoon, I finally went to meet the Exception at the hospital. It took me a couple of hours as well, and I could see her just for five minutes. Nothing changes: I’m always late, even when I don’t know when I should be there, or out of time. And I cannot help it, or at least it seems so. Anyway, it was everything but a waste of time: a fleeting contact with what is probably her real life, something that I will never know.
Fortunately, now I’m back in Lugano. This last time I was excited to go to Italy for a while: firstly because I could see my mom after her two weeks in the hospital, and also because I was expecting some relaxing days without the pressure of the university environment. I couldn’t be more wrong. I enjoyed just the time with my mom and my sister, and I’m proud I was able to convince her to not to go working on Monday. And also the pizza with my bro, Elenina/Follettina and Laerte, and the last minutes before leaving. They are always the only reason to stay there for a while.
A part from that, it was everything but relaxing. I’m always discovering new stuff about how my father is acting, and every time it really hurts. I know that I shouldn’t care, but I’m simply not able. I just think that there will be a time in which the things will change: it’s not important if my revenge will not be about the money or about the other stupid things he thinks they count. There are many other ways, and I would say much more important ways, to let him pay for all the things he did and he’s still doing to what was supposed to be his family. Here in Lugano at least I’m able to not think so much about that, let say that I’m able to try to build something for my future.
Tomorrow el Abuelo will come here, and I’m pretty sure we’ll have a lot of fun with the south Americans! Now I only need some real rest.
Settimana passata troppo in fretta per fare qualcosa di produttivo, oltretutto con il tallone sempre sofferente. In tanti momenti mi verrebbe da piangere, ma alla fine non ci riesco. Sto diventando insofferente a tante cose e, pur avendo probabilmente ragione su buona parte di esse, questo è un brutto segno. Non mi ci trovo in mezzo alla gente che finge. Che finge di fare ricerca, ma lì su ricerca non la fa proprio nessuno. Che finge di essere interessata a persone che devono obbligatoriamente passare la giornata in solitaria, quando invece l’unica scusa vera per andarle a trovare è quella di perdere un’ora o più di lavoro. E probabilmente la persona in questione pure ci crede. Anche se il problema spesso sta a monte: qualcuno permette alle suddette persone di comportarsi in un certo modo. E di portarsi facilmente a casa 2000 euro al mese. Vedo gente che si sbatte, e viene ridicolizzata alle prime difficoltà. Che vorrebbe fare, ma che si trova a lavorare con gente indisponente e incompetente. Vedo gente che fa per due anni i suoi sporchi affari, e a cui viene poi permesso di avere un appartamento per qualche mese in più, probabilmente senza pagare, per completare il suo “lavoro”; Mentre alcuni nuovi si trovano in appartamenti in situazioni pessime. Ah dimenticavo: chi fa girare la baracca è italiano. Ok, allora tutto torna.
Weekend piacevole, nonostante un dolore lacerante al piede che non accenna a diminuire. Venerdì con i sudamericani, prima al Tra (prima volta che ci andavo: da rivisitare) a giocare a jenga, poi a casa loro a deliziarci con le empanadas e salse varie, tra cui il guacamole; e per finire torta al limone. Sabato a Bellinzona con Rahel per il concerto di Guccio Guccini: pensavo di trovarci poca gente, invece il palazzetto era completamente pieno. Lui ancora in ottima forma, nonostante l’inizio inaspettato con “Canzone per un’amica”. Poi più di due ore passate zigzagando tra il suo miglior repertorio e battute sull’attualità italiana e internazionale. Due cose da annotare a Bellinzona: l’ottimo kebab che ci siamo mangiati in centro e lo “Scusate per il leggero ritardo” con cui il presentatore ha aperto il concerto alle 21.10 (avrebbe dovuto iniziare alle 21.00)…siamo sempre in Svizzera, anche se l’artista è italiano! Domenica cena preparata da me a casa dei sudamericani, con loro e Rahel: almeno là non c’è la coppia parassita che si “unisce” alle cene, senza spostare nemmeno i piatti. Piccoli tranci di pizza, poi pasta aglio, olio, peperoncino (che è facile e fa sempre effetto) con un buon Lambrusco, e finale col tiramisù preparato il giorno prima (e riuscito molto meglio dell’ultima volta) e limoncello: il tutto con il vecchio Bob (Marley) che cantava sullo sfondo. Poca fatica, tanta soddisfazione, ottima serata! Oggi giornata storta, dolore al piede ancora costante. Devo rinunciare alla passeggiata al monte Bar di mercoledì, e questo mi dà un gran fastidio. Domani inizia pure l’ultimo corso di ALaRI che devo seguire: voglia, zero. Perché il mio caso particolare invece continui a cercarmi, questo non lo capisco. Ma io ho altro a cui pensare.
Questa è pura poesia, che estrae parole inermi dentro di me. La voglio sentire sabato sera a Bellinzona!
Francesco Guccini – Cirano
Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto, infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza; godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ ignoranza dei primi della classe. Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli? L’arrivismo? All’ amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese. Non me ne frega niente se anch’ io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato; coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede che almeno di mezz’ ora da sempre mi precede si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore; non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute e quando sento il peso d’ essere sempre solo mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo, ma sono triste perchè Rossana è bella, siamo così diversi, a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi…
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un’ altra vita; se c’è, come voi dite, un Dio nell’ infinito, guardatevi nel cuore, l’ avete già tradito e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’ uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali; tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada, ma in questa vita oggi non trovo più la strada. Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: dev’ esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto. Non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un’ ombra e tu, Rossana, il sole, ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano, se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo…Cirano
Se almeno capissi perché, pur avendo un’altra per la testa, quando vedo lei i miei sensi vengano rapiti; e vorrei fermare anche il tempo, potermi dire “basta, ne hai già perso troppo!”, ma se n’è già andata un istante dopo. La persona che mi conosce meglio di tutte dice che è il mio caso particolare. Ed è una delle poche volte in cui non riesco a darle torto, ma ad ammettere che ha ragione: e solo io so quanta fatica questo mi costi! Lei mi dice: “tu sei fatto per una famiglia, per il lavoro e per fare l’orto, ma tu non sei minimamente fatto per una che non si mette le scarpe” (potrei aggiungere quella che non parla nemmeno l’inglese, etc). Non concordo del tutto, direi che per fortuna ho anche altri interessi e modi per divertirmi, ma l’idea principale c’è: e penso sia esattamente ciò che distingue il mio caso particolare, che riesce a farmi pensare a ciò per cui sono fatto, dalle persone che ogni tanto mi ritrovo per la testa.
Il vento ancora non arriva. Avrei voglia di piangere ma non ci riesco. Sono preoccupato per mia mamma, ma per ora dall’ospedale non ci sono novità. Solo gli studi e le prospettive futuro sembrano procedere bene. Vorrei rivederti, ma probabilmente ho già aspettato troppo, come al solito. Per fortuna c’è la musica.
Settimana post-Austria qui a Lugano. Avevo voglia di tornare. Per quale motivo particolare? Beh diciamo che ne avevo qualcuno. Non è stata certo una settimana memorabile, in ogni caso. Pochi i momenti in cui mi sono sentito davvero bene. Certe situazioni che si sono create non mi fanno rimanere tranquillo come vorrei. Di positivo c’è che almeno un po’ di attività fisica ho ripreso a farla, mercoledì in piscina e oggi a calcetto. Due atmosfere decisamente diverse tra loro, ma alla fine piavevoli entrambe. Sento il bisogno di chiarire alcuni rapporti, prima che si creino malintesi o delusioni reciproche. L’obiettivo principale è quello di godersi i prossimi appuntamenti, concerto di Guccini e camminata al chiaro di luna verso il Monte Bar su tutti. Mi sento in movimento, ma non capisco se il vento mi aiuta oppure no.
Notizia di ieri, che ovviamente si può leggere oggi sui giornali. Ampio spazio sui giornali italiani, e su quelli veronesi in particolare: un veronese, Mario Capecchi, ha vinto il premio Nobel di quest’anno per la medicina. Fantastico, le mamme italiane partoriscono ancora degli ottimi scienziati! Siamo all’avanguardia nella ricerca, altro che paese di serie B!
Ma la vogliamo smettere una volta per tutte, e leggere velocemente la sua biografia? Nato a Verona da padre fiorentino e mamma statunitense, semplicemente perché i genitori passavano di lì e proprio in quel momento lui decise che era il momento di nascere. È rimasto lì durante le prime tre settimane di vita, poi è stato 3 anni a Bolzano, e a 7 anni l’anno portato negli Stati Uniti. È tornato a Verona ben tre volte durante la sua vita, “l’ultima nel 2002 per assistere alla Tosca in Arena”. Ma siamo davvero ridotti così male da festeggiare in questo modo una persona nata casualmente qui da darle le chiavi della città, come subito ha affermato il sindaco? Davvero pensiamo che sia stata l’aria veronese delle prime 3 settimane o quella italiana dei primi 3 anni a dargli quel genio che l’ha portato a meritarsi questo premio? O forse han contato un po’ di più gli altri 67 trascorsi in un ambiente che sa stimolarti e premiarti per quanto vali? In università che possono permettersi di contare su di te, di farti avere come relatore uno dei scopritori del DNA piuttosto che un professore impegnato più che altro a passare da associato ad ordinario, viste le gratificazioni economiche che i ricercatori hanno qui? Sicuramente seguirà qualche giorno in cui si parlerà di come sia necessario per i ricercatori scientifici andarsene all’estero per affermarsi, della necessità di aumentare i fondi per le università, eccetera eccetera. Ma non temiamo: tra qualche settimana tutto sarà ancora come è, e il problema non esisterà più.
Di ritorno dall’esperienza austriaca. Una bella esperienza, anche se i primi due giorni non ero quasi in me. Non mi sentivo (e non ero) pronto. Ed essere l’ultimo dell’ultimo giorno paradossalmente non mi ha aiutato. Fortuna che c’era Elenina a tenermi un po’ su, anche se forse non se n’è accorta, immersa com’era nei suoi legittimi pensieri. La presentazione è stata in qualche modo domata. E se fosse stata l’occasione per avere delle prospettive di dottorato come potrebbe essere, beh allora sarebbe fantastico! Superata la prova, poi tutto è andato meglio. Mi sono divertito un sacco alla cena e all’uscita la prima sera ad Innsbruck. Poi il sabato giretti togli-fiato (i teutonici hanno ritmi diversi dai nostri, non è una novità) per i musei della città, visto che abbiamo beccato la Lange Nacht der Museen.
unica nota negativa: mi sono reso conto che io e il tedesco (perlomeno quello parlato in Austria) abitiamo ancora su due pianeti diversi.